Il dragoncello

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Il dragoncello è una pianta perenne aromatica che ha origini nella Siberia del sud e nella Russia meridionale; in Italia invece, dove è ancora non troppo conosciuta, viene coltivata e solo raramente cresce spontaneamente. In natura troviamo due varietà di questa pianta, che è ricca di antiossidanti e fitonutrienti: esiste il dragoncello russo e quello francese. Il primo tipo è più resistente, robusto e si presenta con un sapore delicato, mentre il secondo ha foglie più scure ed un sapore molto più aromatico. E’ molto usato in cucina soprattutto per il suo gusto leggermente amaro.

Il dragoncello presenta fiori piccoli e di colore verde con sfumature giallastre; le foglie sono sottili, di colore verde scuro e hanno un frutto grande 1-2 millimetri. In passato i fiori di questa pianta erano usati per le loro proprietà analgesiche e per curare il mal di denti; ad oggi vengono impiegati per preparare infusi utili per digerire le pietanze più elaborate. Inoltre è stato confermato che le tisane a base di dragoncello possono favorire la depurazione dell’organismo, stimolano la diuresi e combattono l’inappetenza. E’ quindi presto detto che tale pianta abbia proprietà antisettiche e digestive, poiché le foglie sono ricche di sali minerali e vitamina A e C; mentre quest’ultime si consumano tramite un infuso per stimolare l’appetito, le radici servono per dare sollievo durante un mal di gola.

dragoncello 2A livello gastronomico il dragoncello viene utilizzato soprattutto nei mesi più caldi, quelli che coincidono infatti con la sua raccolta. Nella cucina francese, e in parte anche in quella toscana, serve per insaporire pesce, viene aggiunto alle uova e altre pietanze; inoltre è il componente principale per la salsa bernese che viene usata per insaporire la carne alla griglia.

Inoltre è alla base della preparazione della tartara, è prevista tra gli ingredienti della mostarda, della senape e anche della maionese, il tutto per poter arricchire l’alimento o il prodotto finale con il suo forte gusto aromatizzante, che in alcuni casi sembra addirittura ricordare l’anice.

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