La storia del dolce funebre speziato rumeno: la Coliva

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A Bradet, una realtà cittadina piccola nel sud della Transilvania, in Romania, al calar della sera avviene una trasformazione, che vede la cittadina diventare un luogo spaventoso, con mucche che tornano dal pascolo consapevoli di dove si trovi la propria recinzione, pastori sulle colline verdi che radunano tutte le pecore con l’aiuto dei loro cari e, nella notte più profonda, persone che tornano a casa su slitte trainate da cavalli.

Sebbene possa sembrare uno scenario spaventoso, è questo uno dei luoghi più folkloristici in cui le abitudini di vita e di riti religiosi si tramandano da una generazione all’altra immancabilmente. Mentre da un lato i matrimoni vengono celebrati per due tre giorni, i funerali godono di un lungo processo commemorativo.

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In seguito alla perdita di un caro, tutti si prestano a dare la massima collaborazione per la preparazione rituale: la salma viene vegliata per 2 notti consecutive da parenti e vicini di casa. Le candele non vengono mai lasciate spente intorno alla salma, affinché l’anima possa trovare la luce necessaria per ascendere al cielo e, tutte le fineste finestre vengono lasciate aperte, per permettere all’anima di non restare intrappolata dentro le mura.

Il giorno del funerale, dopo la messa e la sepoltura, i cittadini con un profondo legame con il defunto, si raccolgono in giorni di preghiera e, solo dopo la messa e la sepoltura, tutte le persone partecipanti al rito sono invitate a pranzo in segno di riconoscenza. Il pasto offerto prevede una minestra, un secondo di carne e un bicchiere di vino rosso.

Se il funerale viene svolto di mercoledì o di venerdì (o in periodo di quaresima) allora il pranzo deve essere strettamente vegano, senza contaminazioni animali in perfetta connessione con la madre terra. A conclusione del pranzo, viene servito un dolce tipico della tradizione di Bradet, il Coliva. Questo dessert, preparato per questa triste occasione e per le messe di suffragio scandite periodicamente dopo 40 giorni, viene riproposto dopo 6 mesi e, in seguito, dopo un anno dal decesso del defunto. Poi solo una volta l’anno fino al settimo.

La storia del dolce funebre speziato rumeno: la Coliva

La Coliva è entrata ufficialmente all’interno del ricettario delle pratiche religiose, già a partire dalla seconda metà del 300 d.C nell’antica Costantinopoli. Per la sua preparazione, si usa un grano speciale chiamato “arpacas”, basico per molte pietanze della Romania. Il chicco di grano simbolizza il corpo dell’essere umano il quale, una volta interrato, risorge a nuova vita.

È un’espressione materiale popolare quella del credere nella resurrezione, attraverso il cibo: il cibo di fatto rappresenta l’essenza della vita, elemento primordiale della vita dell’uomo. Oltre il grano però, ci sono altri ingredienti rappresentativi delle virtù dei santi o del defunto e, soprattutto, allusivi alla dolcezza della vita eterna raggiunta.

Il dolce viene portato in chiesa durante la celebrazione della messa, all’interno della quale il prete lo benedice spruzzandolo con del vino e, solo all’uscita dalla chiesa, viene servita ai fedeli.

La ricetta prevede questi ingredienti:

  • 1 kg di grano decorticato
  • 700 gr di zucchero
  • 500 gr di noci tostate, scorza grattugiata di 2 limoni e 2 arance biologiche
  • 4 bustine di vanillina
  • cacao amaro
  • rum
  • biscotti secchi grattugiati
  • poco sale.

La sera che precede l’evento, bisogna lavare per bene il grano in 9 acque e farlo riposare in una ciotola aggiungendo continuamente acqua fino a 3 cm sopra il grano con poco sale e farlo, in seguito, bollire in un tegame. A conclusione dell’ebollizione, si deve aggiungere un bicchiere di acqua fredda, lo zucchero, la vanillina, per poi mescolare intensamente e spegnere il fuoco.

Continuando bisogna aggiungere una parte del rum. La mattina che segue, bisogna mescola bene aggiungendo le noci tostate e tritate grossolanamente, dei biscotti grattugiati a piacere e le scorze grattugiate. C’è chi infine spolvera il dolce con dello zucchero a velo per renderlo più scenico.

Quello del rito rumeno è un gusto che in Italia non è molto usato, ma che non toglie nulla a quella che potremmo definire essere una commemorazione nel pieno rispetto dell’anima del defunto. Clicca qui se hai recentemente assistito alla perdita di un caro amico o parente, a volte quello che ci serve nei momenti di tristezza è la bontà di chi vuole aiutare o la dolcezza di un buon dolce.

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