L’olio di cartamo e le malattie cardiovascolari

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La giusta dose giornaliera di olio di cartamo può togliere il medico di torno!
Non è solo un modo per ironizzare su un noto proverbio, ma è la pura verità legata alla possibilità di ridurre le malattie cardiovascolari. Assumere in modo regolare questo olio, che è un comunissimo olio da cucina, per un periodo di tempo della durata massima di 16 settimane può permettere infatti di migliorare alcuni aspetti importanti della nostra salute, partendo dal colesterolo buono, dagli zuccheri nel sangue, regolando la sensibilità all’insulina e l’infiammazione in donne obese in post-menopausa. Il tutto è stato scientificamente provato da alcune ricerche effettuate su questa spezia.

olio di cartamo

Le proprietà dell’olio di cartamo

I ricercatori hanno inoltre scoperto, analizzando il comportamento e le reazioni su un gruppo di donne, che l’olio di cartamo è in grado di ridurre il grasso addominale e il tessuto muscolare dopo averlo usato con regolarità per 16 settimane. Andando ad agire in modo diretto sulla sindrome metabolica, questo porta quindi a dire che l’olio di cartamo, con una dose giornaliera di circa 2/3 cucchiaini da tè, è un modo sicuro per ridurre il rischio di malattia cardiovascolare e diabete

Già in una ricerca che risale al 1960 è stato scoperto che gli oli alimentari di origine vegetale possono aiutare a prevenire le malattie cardiache; non a caso l’olio di cartamo contiene l’acido linoleico, un acido grasso polinsaturo. Nel primo studio effettuato ai giorni nostri sono stati confrontati gli effetti di olio di cartamo e di acido linoleico coniugato, un composto che si trova in natura all’interno di alcuni prodotti tra i quali la carne e latticini. Gli effetti sono stati studiati su un gruppo di donne obese in post-menopausa con diabete di tipo 2. Mentre il CLA ha contribuito alla perdita di peso, la sua associazione con il cartamo ha permesso la riduzione del grasso addominale, sorprendendo gli studiosi.

cartamo 2

Molti effetti registrati dopo le 16 settimane di consumo dell’olio hanno portato a:

– Un aumento della sensibilità all’insulina di circa 2,7%, importante per il trasferimento dello zucchero dal sangue nei tessuti, dove viene utilizzato per produrre energia;

– Un piccolo ma fondamentale calo (pari al 0,64%) dell’emoglobina glicata, che è considerata l’indicatore per la presenza a lungo termine del glucosio in eccesso nel sangue;

– Un calo del 17,5% della C-reattiva, una proteina del sangue che sorge in presenza di un’infiammazione.

In sole 12 settimane l’olio di cartamo ha portato ad aumentare del 14% il colesterolo buono, oltre a segnare un aumento della adiponectina, un ormone proteico che regola i livelli dello zucchero e il catabolismo degli acidi grassi. Secondo i ricercatori l’olio di cartamo potrebbe funzionare se usato come intervento complementare e somministrato in combinazione con farmaci che andranno a controllare certi disturbi.

 

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